STORIA DEI FALSARI: SPACCIATORI DI BELLEZZA - Terza puntata: il '900


In questa terza e penultima puntata della storia dei falsari ci avviciniamo ai nostri tempi e compaiono i primi falsificatori dell'arte moderna. In questa fase troviamo chi falsificava se stesso, chi usava i falsi per fare la guerra, chi fu ritenuto piu bravo dei suoi modelli, chi fu inconsapevole, chi ancora oggi resta ignoto, chi, figlio di artista, autenticava di ogni, chi fu costretto a dimostrare in tribunale di essere un falsificatore e non un traditore della patria, chi rubava reperti e chi li inventava di sana pianta facendoli passare per furti, ci furono anche i falsificatori di memorie come chi si inventò di sana pianta diari di Hitler diventando ricchissimo e chi si inventò una auto biografia di un vivente ed ispirò un film su di lui e chi creò una corrispondenza tra Kennedy e la Monroe...



D.S. Windle

D.S. Windle: inglese (XX secolo) Nel 1936 Windle ha inserito un dipinto intitolato "Pittura astratta di una Donna" nella Mostra Internazionale Surrealista di Londra. Il lavoro è stato uno dei dipinti più discussi e ammirati dell'esposizione. La verità: DS Windle ("De Swindle") era in realtà Bernard Howitt-Lodge, un ritrattista che odiava l'arte surrealista. Ha messo insieme "una fantasmagoria di macchie di vernice, perline variegate, un mozzicone di sigaretta, orpelli di Natale, pezzi di capelli e una spugna" perché voleva creare "il peggiore pasticcio possibile" e inserirlo in "uno degli spettacoli più deformati e disgustosi che abbia mai visto." Cosa è successo: i modernisti rimasero indifferenti alla sua confessione, accettando il lavoro di Howitt-Lodge come una vera e propria opera d'arte surrealista. "Lui può pensare che sia una bufala" hanno commentato "ma lui è un artista e inconsciamente si può essere un surrealista. Non lo siamo tutti?" Nella foto un autentico Bertram Howitt-Lodge "porta avanti" (1883-1948) Imperial War Museums


Joseph van der Veken

Joseph van der Veken: belga (1872-1964) Fu il restauratore ufficiale per i musei reali in Belgio, considerato uno dei maestri del restauro delle opere degli antichi maestri in Belgio. Partecipò ad una truffa su un falso dipinto, la "Maria Maddalena" che era stato a lungo attribuito all'artista fiammingo Hans Memling (1430-1494) Van der Valken è stato anche accusato di aver falsificato molti altri primitivi fiamminghi. In effetti venne provato che il presunto Memling era un falso creato nel 1920. Secondo Christina Ceulemans, che era capo di un dipartimento del Regio Istituto per lo studio e la conservazione del patrimonio artistico del Belgio, van der Valken aveva venduto la "Maria Maddalena" a Herman Goering, durante la seconda guerra mondiale, dopo di che il dipinto è sparito. E' riapparso nel 2004, quando uno scandinavo ne ha chiesto la valutazione. La Ceulemans ha detto che Van der Veken, aveva lavorato creando copie d'arte e che in questo caso aveva raschiato un pannello autentico del quattrocento, dipingendoci sopra la copia e completandolo con le screpolature dovute all'età. Ironicamente, van der Valken ha avuto una mostra postuma: ""falso / non falso: restauri, ricostruzioni, falsi," presso il Museo Groeninge a Bruges, in Belgio. Nella foto un vero Joseph Van der Veken od un falso Memling?



James Edward Little

James Edward Little: inglese (1876-1953) Era un antiquario e restauratore, che ha lavorato e vissuto a Torquay sulla costa meridionale del Devons, dove si è specializzato nella vendita di materiale etnografico e manufatti polinesiani, anche se non mise mai piede nel Pacifico del sud. La sua specializzazione era la duplicazione e la vendita di manufatti Maori. Operava tramite annunci sui giornali. Nella sua carriera, ha ingannato direttori di Musei, studiosi e collezionisti d'arte in tutto il mondo. Tutti acquistavano convinti che questi manufatti e le certificazioni relative fossero reali. Il suo piano successivo era quello di rubare reperti provenienti da musei, copiare i pezzi con precisione, sostituirli con i falsi, vendendo gli originali. Come ladro, tuttavia, era incapace e fallì diversi tentativii. Nel 1915 ha rubato una scatola di legno Maori decorata, da un museo di Wiltshire, sostituendo l'originale con uno dei suoi falsi. Ma venne notato e rintracciato dalla polizia dopo aver firmato il libro dei visitatori con un nome falso; un altro sbaglio, in quanto era stato l'unico visitatore del Museo in tre giorni. Fu arrestato e mandato in prigione per sei mesi per tentato furto in vari musei e case d'asta. Nonostante tutto non è mai stato condannato per contraffazione.


Alceo Dossena

Alceo Dossena: italiano (1878-1937) Dossena non falsificò volutamente antiche sculture, ma era così abile nell'uso delle tecniche dei maestri greci e rinascimentali che molti dei suoi lavori sono stati acquistati da inconsapevoli collezionisti e curatori di musei, convinti che fossero autentici. Nel 1922 il Museum of Fine Arts di Boston pagò 100.000 dollari per la tomba di marmo di una ricca donna italiana, Maria Caterina Savelli, morta nel 1430. La tomba era stata presumibilmente scolpita da un famoso artista fiorentino di nome Mino de Fiesole, era così bella che il museo ne organizzò l'esposizione proprio all'ingresso dell'edificio. Nessuno si rese conto che era un falso fino al 1928, quando un oscuro scultore italiano appunto Alceo Dossena citò il gallerista Alfredo Fasoli per 66 mila dollari, sostenendo che a sua insaputa, Fasoli aveva venduto questa ed altre opere da lui realizzate, come autentiche. A partire dagli anni ’20, infatti, i suoi ‘manufatti’ erano sul mercato ingannando esperti, studiosi e intorno al 1936-37 (Parsons, 1962) eseguì una Diana cacciatrice, che fu acquistata nel 1952 dal City Art Museum di Saint Louis per 56.000 dollari, in quanto ritenuta opera etrusca. Erano stati due mercanti disonesti ad arricchirsi con i falsi Dossena, mentre il geniale artigiano restò così povero da non poter pagare il funerale della moglie, né fu aiutato dai suoi compari. Per vendicarsi dell’ingratitudine si autodenunciò, ma nessuno gli avrebbe creduto (nemmeno gli esperti dei musei coinvolti) se non avesse portato in tribunale disegni e fotografie come prove inconfutabili delle sue incredibili contraffazioni. Dossena venne processato e fu assolto proprio perchè all'oscuro di tutto. Centinaia erano le opere contraffatte, particolarmente colpito il Cleveland Museum of Art che, dopo aver trovato chiodi moderni all'interno di una "Madonna col bambino" del XIII secolo, la sostituì con una statua in marmo di Atena che poi si rivelò un altro falso del Dossena. Dopo il processo si creò molto interesse sul suo lavoro, permettendogli di iniziare una nuova carriera come artista legittimo.


Jean Charles Millet

Jean Charles Millet: francese (1892-1944) Nipote del pittore Jean-François Millet, sfruttò il nome di famiglia – e uno stencil che Jean-François aveva fatto per la firma dei suoi dipinti – impiegando un imbianchino sordo di nome Paul Cazot che copiò più di 40 oli e duecento disegni di suo nonno. Accusato di falsificazione, Millet si difese in tribunale dicendo di aver venduto i suoi falsi solo a americani e inglesi, sostenendo che lui non poteva essere incolpato per la loro ignoranza. Nel giugno del 1930 venne condannato a un anno in prigione per frode ed emissione di assegni falsi dal Tribunale correzionale di Melun. Nel 1935, venne condannato dal Tribunale correzionale di Fontainebleau a sei mesi in prigione e cinquecento franchi di multa per firme false e abuso di fiducia, pena poi confermata dalla Corte d'appello di Parigi nel 1936. Imprigionato dagli occupanti tedeschi nel campo di Royallieu a Compiègne (Oise), morì nel campo di Dachau.


Jean de Sperati

Jean de Sperati: francese (1884-1957) E' conosciuto come il re delle contraffazioni e come il Rubens della filatelia. Nacque in Italia ma passò la maggior parte della sua vita in Francia. Ha realizzato francobolli australiani pre-1920 che persino gli autenticatori ritennero autentici. Come molti prima e dopo di lui si è considerato un artista e non un falsario. Nel 1942, Sperati entrò in conflitto con la legge quando i funzionari doganali francesi sequestrarono una spedizione tedesca e trovano alcuni falsi. Sperati sostenne che non erano falsi, ma semplicemente copie. Nella foto: a destra, un francobollo di Lubecca ritenuto falsificato da Jean De Sperati, confrontato con l’originale a sinistra. Fu condannato ad un anno e multato di 310.000 franchi. Oggi, i suoi falsi sono considerati tra i migliori del mondo e sono venduti da Sotheby e Christies, legittimamente come falsi, per migliaia di sterline.


Joseph Cosey alias Martin Coneely

Joseph Cosey alias Martin Coneely: americano (1887-1950) Cosey rubò un documento di Benjamin Franklin dalla Library of Congress nel 1929 e da lì iniziò la sua carriera come falsario di documenti storici autografi. Quando cercò di venderlo ad un libraio di New York City, questi gli disse che era un falso. Allora Cosey si esercitò per diversi mesi per poi vendere, allo stesso libraio, un pezzo di carta con la scritta "Yours truly, A. Lincoln" come autentico. Cosey ha falsificato firme, lettere e manoscritti di figure storiche come George Washington, James Monroe, Button Gwinnett e Mark Twain. Col passare del tempo, egli creò ex novo i suoi documenti piuttosto che copiare quelli autentici. Usava la vecchia carta, inchiostro marrone e gli stessi strumenti di scrittura che avrebbe usato lo scrittore contemporaneo - questo ha reso i suoi documenti così convincenti da ingannare parecchi esperti. Cosey raramente ha imbrogliato collezionisti amatoriali, dichiarando spesso: "Il mio piacere è di ingannare i professionisti". Cosey ha usato vari nomi falsi ed è stato detenuto per circa dieci anni in varie prigioni, tra cui San Quentin. Venne rilasciato alla fine degli anni venti.


Han van Meegeren

Han van Meegeren: olandese (1889-1947) Han van Meegeren, è stato accusato di aver venduto un tesoro nazionale olandese sotto forma di un Vermeer (che più tardi si rivelò essere un falso) al gerarca tedesco Hermann Goering. Van Meegeren si difese in tribunale dimostrando che non aveva rubato e venduto un Vermeer, ma che lui stesso aveva dipinto un falso per poi cederlo a Goering. Il giudice non gli credette, ma gli concesse di dipingere ex novo un falso Vermeer per dimostrare la sua abilità, prova che gli riuscì. Fu assolto dall'accusa di furto e tradimento, ma condannato ad un anno per falso. Si è scoperto che ha falsificato brillantemente anche dipinti di altri maestri famosi, tra cui: Frans Hals, Pieter de Hooch e Gerard Peter Borch. Nella foto: un Vermeer falsificato da van Meegeren


Otto Wacker

Otto Wacker: tedesco (1898-1976) Noto gallerista e cabarettista tedesco, di Berlino. Falsificò almeno 33 tele di Vincent van Gogh che presumibilmente sono state realizzate 35 anni prima del loro ritrovamento. Nel 1932 Wacker fu accusato di frode e, dopo un appello, è stato condannato a 19 mesi di carcere.

Otto Wacker aveva provato varie professioni prima di diventare un commerciante d'arte. "Era posseduto dalla fiducia di un fascino di un truffatore" (Walter Felichenfeldt). Prima di un'importante mostra berlinese delle opere di Vincent Van Gogh, era riuscito a battere i sospetti dell'esperto principale di Van Gogh, De la Faille e di una serie di altri esperti di Van Gogh e dei proprietari della galleria di Berlino sulla legittimità del presunto Van Gogh che aveva in vendita. Gli esperti hanno rilasciato certificati di autenticità per i dipinti di Wacker, anche se è noto in cerchi d'arte poiché le provenienze erano oscure. Fu scoperto perchè consegnò in ritardo le opere a mostra già allestita e se ne notò, al confronto con le altre, la minore intensità luminosa. Nella foto un autoritratto di Van Gogh, opera di Otto Wacker


Giorgio De Chirico

Giorgio De Chirico: italiano (1888 - 1970) Il maestro, morto novantenne a Roma, negli ultimi anni non andava tanto per il sottile nell’autenticare opere della sua vastissima produzione. I quadri di Giorgio de Chirico, secondo la prima moglie Raissa Gourevich, si dividerebbero (come racconta Luisa Spagnoli, che ne raccolse nel 1971 la testimonianza nel libro "Lunga vita di Giorgio de Chirico" in quattro categorie: autentici, quasi autentici, falsi e quasi falsi. «Autentici», ovviamente, sono tutti i quadri dipinti dal maestro. «Falsi», quelli dipinti dai falsari operanti sia in Italia che in Francia e anche in America. «Quasi autentici» tutti i quadri dipinti da lui ma che lui stesso, per poterli vendere come risalenti al periodo «metafisico», firmava con l’aggiunta di una data falsa (per esempio, dipinti negli Anni Cinquanta ma datati 1913). «Quasi falsi», infine, tutti i quadri dipinti da un qualche «negro », con la firma del maestro autenticata da un notaio su sua richiesta. Gli stessi primi «falsi» furono probabilmente dei «quasi falsi», dipinti da De Chirico e da lui retrodatati. Così almeno assicurava Raissa, che alla Spagnoli rivelò come il primissimo «falso» fosse spuntato proprio a Parigi addirittura già nel 1925.



Renato Peretti

Renato Peretti, italiano - in arte "Reni" (XX secolo) Specialista nella riproduzione dei De Chirico barocchi, morto prima del grande processo che coinvolse Umberto Lombardi, un altro falsario fiorentino. In casa del Lombardi, a Firenze, nel 1983 vennero trovate decine di quadri dipinti alla maniera di De Chirico, Carrà, Morandi, Casorati, tele con l'autentica del notaio di fiducia di De Chirico, un sigillo notarile annullato, certe pergamene e lucidi che ricalcavano i dipinti e la firma del maestro, agende con indicazioni dei quadri da finire o già finiti. Molti quadri li aveva fatti il Peretti che "Aveva una mano finissima per De Chirico, Tosi e Casorati", Fu tra i falsari più celebri negli Anni 70; i mercanti senza scrupoli lo pagavano parte in denaro e parte in cocaina. Lo stesso Peretti si vantava della sua abilità nel contraffare il padre della pittura metafisica in un’intervista alla Domenica del Corriere, che gli dedicò nel 1978 una copertina in cui lo si vede con tavolozza e pennello dare gli ultimi ritocchi proprio a una copia delle Muse inquietanti.


Oscar Dominguez

Oscar Dominguez: spagnolo (1906-1957) E' storicamente accertato che i primi falsari di Giorgio De Chirico furono Mario Girardon - emigrato negli USA - ed il pittore surrealista spagnolo Oscar Dominguez - morto suicida e amico di Picasso - il quale produsse circa trentacinque falsi che circolarono in Francia nel dopoguerra. Fu nel giugno del '46 che presso la Galerie Allard di Parigi - durante un'importante mostra dechirichiana - su 28 dipinti esposti vennero individuati 20 falsi di Dominguez, tutti di soggetto metafisico. La presenza dei suoi quadri contraffatti in America e, soprattutto, in Francia convinse De Chirico che si tramasse contro di lui; ovvero che critici e pittori surrealisti ("la banda Breton"), per invidia dei suoi capolavori metafisici e delle alte quotazioni raggiunte, avrebbero ordito un vero e proprio "complotto surrealista" diffondendo falsi dipinti per screditarne l'immagine sul mercato internazionale. La teoria del presunto complotto, pilotato da André Breton, non trova però un serio riscontro storico, sebbene vi fossero state singole responsabilità di alcuni esponenti del movimento surrealista come Paul Eluard ed il citato Oscar Dominguez.


Il falsario spagnolo (ignoto)

Ignoto falsario spagnolo: attivo fine XIX inizio XX secolo Così venne definito un falsario, mai identificato, responsabile della produzione di un vasto numero di falsificazioni di miniature medievali a cavallo tra '800 e '900. Nel 2009 cinque miniature prodotte dal famoso falsario spagnolo sono state acquisite dal Victoria and Albert Museum di Londra. Secondo il curatore del museo, Mark Evans, le opere del falsario spagnolo riflettono le percezioni dell'arte medievale alla fine del XIX secolo. Sono considerati tra i falsi più riusciti nella storia dell'arte, ma nessuno conosce l'identità del falsario spagnolo. I suoi lavori possono essere indentificati in quanto mischiano stili di scuole diverse. Nell'immagine a fianco "Susannah and the Elders", una delle miniature acquistate ed esposte dal museo inglese.


Chang Dai-Chien / Zhang Daqian

Chang Dai-Chien / Zhang Daqian: cinese (1899-1983) Considerato da molti esperti d'arte come uno dei falsari più dotati nel replicare i maestri del Novecento. Non fu solo un falsario professionista ma pure un mercante che vendeva quadri originali. Quando si accorse che i suoi acquirenti non potevano vedere la differenza, si rivolse ai falsi. Chang ha prodotto opere eccezionali che ricordano Shitao, il maestro Ming, come pure imitazioni controverse, spesso considerate come falsi, durante la prima parte della sua carriera. Le falsificazioni di Zhang sono difficili da individuare per molte ragioni. In primo luogo, la sua capacità di imitare i grandi maestri cinesi.

Così prodigiosa era la sua virtuosità nel mezzo dell'inchiostro e del colore cinesi che sembrava di poter dipingere qualunque qualcosa. La sua produzione si è spinta su una vasta gamma, dalle opere arcaiche basate sui primi maestri della pittura cinese alle innovazioni delle sue opere tardive che si collegano con il linguaggio dell'arte astratta occidentale.

In secondo luogo, ha prestato attenzione scrupolosa ai materiali che ha usato. "Ha studiato carta, inchiostri, spazzole, pigmenti, sigilli, pasta di tenuta e scorrimenti in precisi dettagli. Quando ha scritto un'iscrizione su un dipinto, a volte ha incluso un postcript che descrive il tipo di carta, l'età e l'origine del inchiostro o la provenienza dei pigmenti che aveva usato. "In terzo luogo, spesso ha creato dipinti basandosi su descrizioni in cataloghi di dipinti ormai perduti; le sue repliche quindi apparivano come un ritrovamento di un dipinto perduto. Le falsificazioni di Zhang sono state acquistate come dipinti originali da diversi importanti musei d'arte negli Stati Uniti, tra cui il Museo delle Belle Arti di Boston :Di particolare interesse è un falso falso acquisito dal Museo nel 1957 come un autentico lavoro del decimo secolo. Il dipinto, che è stato presumibilmente un paesaggio del maestro di cinque dinasti Guan Tong , è una delle forgie più ambiziose di Zhang e serve a illustrare sia la sua abilità che la sua audacia. (nella foto)



Jan van Beers

Jan van Beers: belga (1852-1927) Era falsario di sè stesso. Un artista belga del XIX secolo che, come scrive lo storico dell'arte Hans Tietze: "Non aveva tempo per soddisfare tutte le sue commissioni, così ingaggiò altri artisti per fare copie dei suoi dipinti. Quando erano ben fatte, le firmava lui stesso. Quando non lo erano, faceva firmare i copisti col suo nome, così in caso di sospetti avrebbe potuto dar loro la colpa".

La sua fama borderline lo coinvolse nel 1881 in uno scandalo al Salon di Bruxelles dove aveva esposto due tele. Fu accusato, infatti, di aver dipinto il suo quadro "Le yacht La Sirène" su di una fotografia. Van Beers propose allora di affidare l'analisi del quadro a degli esperti. Questi, dopo i dovuti accertamenti, dichiararono che non vi era alcuna fotografia sotto la pittura, ma gli esperti in questione vennero poi scoperti quali suoi collezionisti affezionati, probabilmente interessati a non gettare discredito sull'artista di cui erano collezionisti

Yves Chaudron

Yves Chaudron: francese (c. 1900) Aveva fama di essere uno dei falsari più dotati nel mondo dell'arte. Nal suo studio nel quartiere bohémien di Montmartre, Chaudron copiava grandi dipinti che erano stati smarri