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PRESENTATA LA MOSTRA GOTHA 2018 DI NOVEMBRE A PARMA: Più audace, più moderna, più internazionale


Presentato questa mattina nella cornice di Palazzo Litta a Milano, il nuovo concept di Gotha. Una 14° edizione completamente rinnovata che si apre all’arte contemporanea e alla fotografia. Sessanta gallerie internazionali, opere che attraversano tre secoli di storia e due collaterali che raccontano, in un dialogo contrapposto, l’arte settecentesca parmense e quella del Novecento di Arturo Martini.



“Rinnovamento - afferma Ilaria Dazzi, Brand Manager di Gotha - è la parola che meglio rappresenta la 14° edizione di Gotha. Cambia la proposta espositiva, un mix virtuoso di artwork di altissimo antiquariato e avanguardie contemporanee. Cambia il concept fatto di talk e di mostre collaterali. Il tutto però - continua Dazzi - senza sperimentazioni per i nostri espositori. Abbiamo costruito il nuovo appuntamento su un solido programma di incoming di buyer provenienti da tutto il mondo attingendo al nostro consolidato network di relazioni. Siamo certi che la formula riporterà Gotha nelle agende del collezionismo internazionale” .



Secondo il report di Ubs “The art market 2018” che MADE Artis ha pubblicato e che è possibile scaricare gratuitamente (qui), i collezionisti e mercati, ma anche investitori lontani dai movimenti artistici, nel 2017, hanno ricominciato a spendere preferendo un quadro o una scultura in casa ad un lingotto in cassaforte (giro d’affari stimato nel 2017, 65 mld dollari circa).

E se gli americani restano saldamente in testa per volumi e valori delle vendite, nella classifica dei Paesi con il maggiore numero di vendite c’è anche l’Italia che per volumi di opere d’arte si colloca nella top ten con un 2% del totale poco sotto svizzeri, spagnoli, francesi e al pari di compratori giapponesi, australiani e asiatici.

Le fiere poi, sempre secondo il rapporto, hanno un ruolo fondamentale nel mercato mondiale dell’arte e si stima che nel 2017 abbiano rappresentato il 46% delle vendite tramite intermediari.



Con sessanta gallerie italiane ed internazionali presenti che porteranno in mostra dall’8 all’11 novembre, in circa 1500 metri espositivi, un’ampia varietà di opere.

Opere che attraversano tre secoli di storia, valutate da una giuria di undici esperti, il cui valore si colloca in un range che va dai 10mila e 300mila Euro; una scelta oculata da parte della direzione della fiera, che asseconda così le esigenze di un vasto pubblico, senza far mancare pezzi di eccellenza.

D’altra parte, se è vero che il mondo de dipinti e dell’antiquariato muove cifre da capogiro, è vero anche che il mondo dell’arte si sta facendo più “democratico: a livello mondiale il 20% delle opere è stato battuto infatti tra i mille e 5mila dollari e gran parte delle transazioni va da 5mila a 50mila dollari (fonte Ubs “The art market 2018).


Le Collaterali: Il Settecento e il Novecento, due prospettive a confronto


In questa nuova edizione Gotha vedrà alcuni importanti debutti. Innanzitutto due mostre collaterali che avranno come protagonisti le opere “riscoperte” di Arturo Martini e Ennemond-Alexandre Petitot.

“Mostre volutamente dal codice espresso e stilistico lontane - prosegue Ilaria Dazzi - ma che rappresentano la ricerca di un dialogo continuo tra modernità e antichità, tra presente e passato, senza perdere di vista il legame con Parma, città dalla quale parte l’ispirazione del rinnovato Gotha. Che è il tratto col quale vogliamo distinguerci sul mercato”.


Ritratto del nipote di Petitot attr. a J. Zoffany

La prima collaterale in programma “Tesori del settecento: tre opere donate all’Accademia di Parma”, ruota infatti attorno alla figura di Ennemond-Alexandre Petitot, architetto francese che combinando fantasia tardobarocca, modernità classica e razionale segnò profondamente la città. Curata dall’Accademia delle Belle Arti, fondata dallo stesso architetto, porta in mostra tre quadri: Ritratto di Ennemond-Alexandre Petitot, attr. a J. Zoffany, Ritratto del nipote di Petitot attr. a J. Zoffany e Veduta interna del tempio alla dea Mnemosine, di Evangelista Ferrari.


Tre tele intime e familiari emblematiche dell’arte settecentesca tutta “parmense” cui si contrappone, in un gioco di prospettive, una seconda mostra tutta “nazionale” che guarda al Novecento e ad uno de suoi massimi interpreti, Arturo Martini.


Leone, Arturo Martini 1935-36


L’atrio dell’Università Bocconi è presidiato da due celebri sculture di Arturo Martini. Modellati in grès ceramico verde, il Leone e la Leonessa (ciascuno di circa 60×135×45 cm) si trovano all’ingresso dell’edificio fin dalla sua inaugurazione, avvenuta il 21 dicembre 1941.

A lungo si è creduto che quelli presenti nell’atrio di via Sarfatti fossero gli unici esemplari delle sculture fino a quando Paolo Aquilini, Direttore del Museo della seta di Como, e il critico Roberto Borghi non ne scoprirono gli originali in una villa alle porte di Lecco.


“I "Leoni" - conclude il critico d’arte Roberto Borghi - sono tra le sculture più insolite e preziose di Arturo Martini. Sono l'esito di un tentativo di creare opere d'arte con procedimenti industriali, eppure hanno una qualità formale persino superiore a certi pezzi unici. Pensati come sedili da giardino, avrebbero dovuto avere una funzione d'uso, e invece possiedono l'aura di sacralità propria delle sculture delle cattedrali. Arcaici e infantili allo stesso tempo, possiedono una grazia spiazzante”.


Vademecum:


GOTHA

Dal 8 all'11 Novembre

Fiere di Parma

Viale delle Esposizioni 393a – 43126 Parma

Padiglione 3, accesso dall’Ingresso Sud – Padiglione 4

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