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GLI EVENTI OFF DELLA BIENNALE DI VENEZIA DAL 9 AL 13 MAGGIO DA NON PERDERE


La Biennale dell’abbondanza. È l’ipotetico titolo che darei a questa 57a edizione che inaugura domenica 13 maggio. Oltre gli augusti spazi di Giardini e Arsenale e i vari padiglioni ufficiali sparsi in città (per fortuna visitabili fino a novembre) quest’anno Venezia vive infatti una chiassosa moltiplicazione di eventi pop-up, di mostre collaterali e di (improbabili) gesti artistici che il rischio di un “frullatore indistinto” diventa altissimo. È noto che il “marchio” Biennale catalizza il mondo dell’arte (e non solo) e alimenta il rinnovato interesse sull’arte come investimento: ma in quella che ormai è detta “Fuori-Biennale”, l’allegro quanto pericoloso proliferare di “cose” d’arte è spesso solo la motivazione per stappare prosecco e mangiar noccioline. Fino al 12 sera la moltiplicazione di cocktail & lunch & dinner & party avvolge Venezia in una frenesia estatica di incontri, scambi e opportunità: poi, almeno per qualche mese, rimangono da vedere mostre sublimi. Ecco quattro flash e alcuni suggerimenti del “fuori Biennale” per me imperdibili.

- 1. Intuition, Palazzo Fortuny. A ogni Biennale, il duo Daniela Ferretti (direttore di Palazzo Fortuny) e Axel Vervoordt (presidente dell’omonima fondazione belga) ha sempre sorpreso e aperto a riflessioni costruttive. Quest’anno la loro mostra è, se possibile, ancor più avvolgente, resa essenziale dall’assenza di decorativismi e sovraconcetti.


- 2. Glasstress 2017 Palazzo Franchetti.

Come dire: la duttilità del vetro e la creatività di artisti di fama. Da Thomas Schütte a Ugo Rondinone passando per Ai Weiwei e Paul McCarthy. Nota a margine: nello stesso palazzo, entrando a sinistra, una magnifica scala conduce all’ultimo piano dove il Padiglione dell’Iraq offre un interessante dialogo fra passato e presente. La biblioteca che lo ospita vale da sola una visita.

- 3. Jan Fabre, Abbazia di San Gregorio. Il maestro torna a Venezia con una suggestiva installazione pensata ad hoc composta da 40 sculture in vetro e ossa che sono una riflessione filosofica e spirituale sul senso della vita.

- 4. Philip Guston and the Poets, Gallerie dell’Accademia. Il curatore Kosme de Barañano ci conduce nel mondo enigmatico del grande artista americano scomparso nel 1980, attraverso il dialogo con cinque poeti che ne furono in parte sua fonte ispirativa.


Segnalazioni:


5. Azerbaijan Pavilion, campo Santo Stefano.

6. Objection, Ekin Onat e Michal Cole, Campiello S. Vidal.

7. Mega. If I Had Sneezed, Patrick Tuttofuoco, Dorsoduro 1114.

8. Qwalala, Pae White, isola di San Giorgio Maggiore.

9. Revolution, Gérard Rancinan, campo Santo Stefano e Ben Air, fine Art.

10. The End of Utopia, Palazzo Flangini.

Marco O. Avvisati

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